Autunno Pavese, dentro la Fiera c’è un altro racconto
Quando si entra ad Autunno Pavese, il primo pensiero corre naturalmente al gusto: ai prodotti da scoprire, ai profumi che arrivano dagli stand, alla voglia di assaggiare qualcosa che magari non si conosce ancora. Ma quest’anno, tra un incontro e una degustazione, ci sono anche tante altre cose che meritano uno sguardo.
Perché dentro Palazzo Esposizioni non ci saranno soltanto espositori e specialità del territorio, ci saranno fotografie che riportano indietro nel tempo, opere d’arte, storie legate al riso, momenti di spettacolo e attività pensate per coinvolgere anche i più piccoli. E c’è persino un modo diverso di parlare di accessibilità e di come un territorio possa essere vissuto davvero da tutti. Insomma, il programma di questa 72ª edizione ha qualche sorpresa in più da raccontare.
Autunno Pavese 2026: il riso racconta il territorio
Tra le presenze che vale la pena cercare durante la visita c’è il Tavolo UNESCO del Riso italiano, realizzato dall’Ente Nazionale Risi insieme al MASAF.
È un grande spazio dedicato a uno dei prodotti che più raccontano il nostro territorio, ma affrontato da un punto di vista che va oltre quello gastronomico; attraverso immagini, preparazioni, curiosità e tradizioni, il percorso accompagna alla scoperta delle zone di produzione e di tutto ciò che ruota attorno al riso: dalla terra alla filiera, fino alla sua presenza nella cultura alimentare italiana.
Ad Autunno Pavese Pavia si racconta attraverso le sue vetrine
Poi ci sono le fotografie di Pavia, tra vetrine, memoria e arte, ben ottanta immagini compongono Vetrine nel tempo, il progetto di Confcommercio Pavia dedicato alla storia del commercio pavese. Vetrine, insegne, negozi e volti diventano così frammenti di una città che nel tempo è cambiata, ma che in quelle immagini conserva ancora qualcosa del proprio passato.
Accanto alle fotografie arriva 80 voglia d’arte, con tredici artisti chiamati a interpretare attraverso le proprie opere il rapporto fra commercio, città e comunità, è una di quelle parentesi che possono cambiare il ritmo della visita: si entra pensando agli assaggi e ci si ritrova, magari, davanti a un’immagine capace di far riaffiorare un ricordo o a un’opera che racconta la città da un’altra angolazione.
Arte e spettacolo si incontrano ad Autunno Pavese 2026
La parte dedicata all’arte non si ferma alle pareti, nelle aree pensate per la pausa e la convivialità, infatti, ci saranno anche performance dal vivo curate da Oltreforma APS, con la direzione artistica di Lele Picà, artista pavese che da anni lavora tra pittura, luce e ricerca visiva. La sua presenza aggiunge un’altra dimensione al percorso della Fiera, portando l’arte fuori dagli spazi espositivi e dentro i momenti di pausa e di incontro.
E proprio questa alternanza sembra essere una delle caratteristiche più interessanti di questa edizione: non c’è un unico modo di vivere la fiera, si può arrivare per una degustazione, fermarsi a un laboratorio, curiosare fra gli espositori e poi lasciarsi attirare da una fotografia, da un’opera o da una performance.
Autunno Pavese 2026: spazio anche a famiglie e accessibilità
Una Fiera che vuole essere vissuta con tempi diversi deve inevitabilmente pensare anche a chi la visita in famiglia.
Per questo la domenica arriva AP Kids, con attività dedicate ai bambini, mentre il progetto Impronta STAI – Un Turismo Accessibile e Inclusivo porta l’attenzione su un tema che riguarda il modo stesso in cui viviamo luoghi, eventi e territorio. All’interno del programma trovano spazio progetti dedicati all’accessibilità nel turismo, nello sport e nel tempo libero, insieme a strumenti e tecnologie per rendere più semplice la partecipazione. C’è anche un’attenzione specifica alla comunicazione accessibile per le persone sorde, con il coinvolgimento di diverse realtà del territorio.
Sono contenuti che non si fanno notare necessariamente al primo colpo d’occhio, ma che contribuiscono a costruire un’esperienza più ampia e, soprattutto, più attenta alle diverse esigenze di chi arriva a Palazzo Esposizioni.
Oltre gli assaggi, cosa racconta Autunno Pavese 2026
Alla fine forse, è proprio questo l’aspetto più curioso di Autunno Pavese 2026: il fatto che, una volta entrati, il programma non si esaurisca davanti a uno stand.
Ci sono cose da assaggiare, certo ma anche storie da ritrovare, immagini da osservare, opere da scoprire, attività da condividere e nuovi modi di guardare al territorio, e così mentre il gusto resta il filo conduttore, la fiera apre altre porte… basta avere la curiosità di attraversarle.
Autunno Pavese 2026 dà appuntamento a Palazzo Esposizioni dal 2 al 5 ottobre, con quattro giornate pensate per poter vivere la fiera anche con tempi diversi. Si comincia venerdì dalle 17, mentre sabato l’apertura è prevista dalle 16; domenica si può arrivare già dalle 10, mentre lunedì la Fiera riapre dalle 17. In tutti i giorni la chiusura è prevista a mezzanotte.
Anche il biglietto è pensato per lasciare un po’ di libertà in più: l’ingresso intero costa 5 euro ed è valido anche per il giorno successivo, mentre sono previste riduzioni e gratuità per alcune categorie. Per gli under 14 l’ingresso è gratuito, così come per le persone con disabilità e un accompagnatore.
In altre parole, se l’idea è concedersi qualche ora tra assaggi, fotografie, arte e attività, non serve necessariamente concentrare tutto in una sola visita.
Se vuoi approfondire altro sull’evento, qui trovi un nostro articolo sul Patron Raspelli e gli chef partecipanti.









