Ridisegnare i gioielli che non si portano più: il ritorno del lavoro su misura nei laboratori orafi
In quasi ogni casa esiste una scatola che nessuno apre volentieri. Contiene orecchini spaiati, una spilla con la chiusura difettosa, un anello di fidanzamento finito fuori dal dito insieme alla relazione che rappresentava, catenine che si sono annodate da sole in un modo che sfida le leggi della fisica. Sono gioielli che nessuno indossa ma che nessuno ha il coraggio di vendere, perché valgono troppo poco per fare la differenza e troppo per essere buttati. Da qualche tempo, per molti di questi oggetti esiste una terza via, che poi è la più antica: portarli da un orafo e chiedergli di trasformarli in qualcosa di nuovo. Il redesign dei gioielli, come lo chiamano le riviste, è in realtà il mestiere che i laboratori artigiani hanno sempre fatto, prima che il gioiello industriale da vetrina prendesse il sopravvento.
Trasformare gioielli vecchi: cosa si può recuperare davvero
La prima cosa che un orafo fa, quando gli si porta una manciata di oggetti, è separare il materiale. Da una parte l’oro, che può essere fuso e riutilizzato; dall’altra le pietre, che in molti casi si possono smontare e incastonare in una montatura diversa. Un solitario degli anni Ottanta, con la sua griffa alta e un po’ rigida, può diventare un anello dal profilo più basso e moderno, oppure un pendente. I piccoli brillanti di una vecchia veretta possono finire allineati su un bracciale sottile. Le perle di una collana rimasta in un cassetto per decenni, se ancora in buono stato, possono essere reinfilate in una lunghezza diversa o montate su un paio di orecchini.
Non tutto, però, si presta allo stesso modo. Alcune pietre sopportano male il calore e le sollecitazioni: smeraldi, opali, turchesi e perle vanno maneggiati con molta cautela e a volte è più prudente lasciarli dove sono, lavorando intorno alla montatura esistente invece di smontarla. Anche l’oro ha i suoi limiti. Un anello in oro 18 carati e una catenina a 9 carati non si possono semplicemente fondere insieme sperando di ottenere oro a 18: il titolo del metallo risultante scende, e il nuovo gioiello non potrà essere punzonato come 750. In questi casi l’orafo ha due possibilità, separare i materiali per titolo oppure integrare con metallo nuovo, e questa scelta pesa sul preventivo.
Come lavora un laboratorio orafo: dal disegno alla fusione a cera persa
Il percorso, nei laboratori che lavorano su commissione, comincia quasi sempre con una conversazione. Si guardano gli oggetti, si ragiona su cosa piace e cosa no, si capisce come verrà portato il nuovo gioiello: tutti i giorni o solo in certe occasioni, al lavoro o la sera. Da lì nasce un disegno, che può essere fatto a mano su carta oppure con un software di modellazione tridimensionale, sempre più diffuso anche nelle botteghe piccole perché permette di mostrare al cliente un’anteprima realistica prima di toccare il metallo.
La tecnica più usata per ottenere la forma è la fusione a cera persa, che ha qualche migliaio di anni e funziona ancora benissimo. Si realizza un modello in cera, a mano o con una stampante, lo si ingloba in un materiale refrattario e lo si scalda finché la cera non si scioglie e lascia una cavità. In quella cavità viene colato l’oro fuso. Il pezzo grezzo che ne esce va poi rifinito, limato, saldato dove serve, preparato per l’incastonatura delle pietre e infine lucidato. Ogni passaggio richiede tempo, ed è per questo che un gioiello su misura raramente si ritira in pochi giorni: il periodo più comune va da qualche settimana a un paio di mesi, a seconda della complessità.
Alla fine il nuovo oggetto deve riportare il marchio di identificazione del laboratorio e il titolo del metallo, come qualsiasi gioiello prodotto in Italia. Un dettaglio burocratico, certo, che però garantisce a chi lo indossa, e a chi un giorno lo erediterà, di sapere esattamente che cosa ha tra le mani.
Costi del gioiello su misura e confronto con la vendita dell’oro usato
Sul piano economico la trasformazione non è gratuita, ed è giusto saperlo prima di entrare in laboratorio. Al costo della manodopera, che dipende dalle ore di lavoro e dalla difficoltà del progetto, si aggiunge il cosiddetto calo di fusione, cioè la piccola quantità di metallo che si perde durante la lavorazione. Se il nuovo gioiello richiede più oro di quello disponibile, l’orafo dovrà aggiungerlo al prezzo del giorno. Se ne richiede meno, il metallo avanzato può essere restituito al cliente, scalato dal conto oppure venduto.
Per questo, prima di decidere, ha senso farsi un’idea di cosa varrebbe lo stesso materiale se venduto. Una valutazione presso un operatore specializzato nell’acquisto di oro usato, come Mvsgioielli.it, aiuta a capire il valore di partenza del metallo e a confrontarlo con il preventivo del laboratorio. Non sempre la trasformazione conviene: per una catenina sottile e un paio di cerchietti, a volte, la soluzione più sensata è vendere e acquistare qualcosa di nuovo. Per un anello con una pietra di valore, o per un oggetto a cui si è legati, il conto si fa in modo diverso, e la differenza la fa il risultato finale più del prezzo al grammo.
Gioielli personalizzati e sostenibilità: perché il riuso convince
Dietro la crescita di interesse per i gioielli personalizzati ci sono ragioni diverse, e non tutte estetiche. C’è chi vuole trasformare l’anello di una madre o di una nonna in qualcosa da portare davvero, invece di lasciarlo chiuso in un cassetto. C’è chi, dopo una separazione, preferisce dare una forma nuova all’oro di un vecchio regalo piuttosto che disfarsene. E c’è una sensibilità più generale verso l’origine dei materiali: l’estrazione di oro e pietre ha costi ambientali e sociali che chi compra gioielli conosce sempre meglio, e lavorare su metallo e gemme già esistenti riduce la domanda di materia prima nuova.
Il riuso dell’oro, del resto, è sempre stato la norma più che l’eccezione. Gran parte dell’oro in circolazione è passato più volte da una forma all’altra, da una moneta a un anello, da un anello a un bracciale. Il gioiello che esce oggi da un laboratorio artigiano, fatto con il metallo di tre oggetti dimenticati, si inserisce in una catena molto lunga, e ha il vantaggio non trascurabile di essere finalmente qualcosa che si ha voglia di indossare.









