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Professione blogger: siamo spensierate e felici ma non nullafacenti

 “che lavoro fai?” o “di cosa ti occupi?” sono domande che  temo: quando conosco qualcuno la frase “sono una blogger” lascia tutti di stucco. In risposta ricevo risate, prese in giro o occhiatacce tanto che spesso fantastico  di inventarmi un lavoro diverso. Vi sognereste mai di dare un’occhiataccia a qualcuno che vi dice di fare il farmacista, l’idraulico o il macellaio? Non credo. Eppure ci sono categorie di lavoro che vengono tacciate direttamente come vuote o superficiali. 

Professione blogger: la mia giornata tipo

Sarò sincera, non lavoro in miniera. Lo scopo di questo post non è mostrarvi un mondo estremamente pesante e faticoso, anche perché non è così! Sono cresciuta in una famiglia di liberi professionisti e ho visto  gli occhi stanchi dei miei nonni che hanno lavorato una vita e gli sforzi dei miei genitori. Questo mio post non ha lo scopo di svilire altri lavori ma solo di dare un po’ di dignità ad un lavoro che credo lo meriti.

La sveglia generalmente suona tra le 7 e le 7:30 e dopo la mia morning routine mi concedo una dolce colazione mentre inizio a sfogliare le mail dal cellulare. Per le 8:30 normalmente sono già al pc  ed inizio a rispondere  ai clienti mentre attendo su Skype per le consuete consulenze.

Chi mi conosce sa che sono piuttosto disordinata e la mia agenda rispecchia esattamente la mia personalità: sulla pagina del lunedì di solito elenco la suddivisione delle cose urgenti per la settimana mentre giorno per giorno solitamente annoto gli eventi. (devo anche inserire un remind sul cellulare perché vivendo in un mondo tutto mio temo di dimenticarli) Lavoro quasi sempre su programmazione: questo mi permette di avere il sito sotto controllo con circa un mese d’anticipo e soprattutto di poter seguire presentazioni, eventi o blog tour sapendo di avere un post garantito in uscita. Oltre alla mia rubrica ho concesso uno spazio a mia mamma che gestisce Golosamente: tanto brava a cucinare quanto distratta nell’editing, i suoi post sono ogni volta da revisionare con attenzione e guai abbassare la guardia con lei! 😀

So che la mia nutrizionista quando leggerà questo pezzo mi sgriderà ma quando ho molti lavori da consegnare pranzo davanti al pc: qualcosa di veloce e pratico mi permette di placare la fame in meno di quindici minuti e riprendere le mie attività.  Diversamente, quando sono a Milano amo godermi la pausa pranzo in locali sempre diversi che mi permettono di assaggiare qualcosa di nuovo, scoperte che condivido con voi attraverso le mie pagine social.

Il lavoro da freelance mi ha fatto capire che l’idea dell’orario 9-18 è pura  fantasia: ci sono periodi in cui rispettare questi orari da ufficio è davvero una passeggiata ma come in ogni lavoro ci sono momenti in cui la frenesia prende il sopravvento e i clienti desiderano tutto consegnato per ieri. Così le 18 diventano 21 o 22 con annessa  cena davanti al PC.

Perché ho aperto un blog 

Nel 2012 mentre studiavo scienze della comunicazione sentivo l’esigenza di farmi le ossa, di mettere in pratica quello che stavo studiando. In modo particolare mi sono appassionata di SEO e ho deciso di iniziare a provare le tecniche che stavo studiando, dopo qualche mese avevo già un discreto pubblico e negli anni il lavoro è proseguito riuscendo ad ottenere un discreto successo.

Ho scelto di dare una forte impronta editoriale e all’inizio di mettere poco di me per evitare Body Shaming, negli anni però sono cresciuta e sono cambiata: mi ritrovo ora nel 2018 a sentire l’esigenza di raccontarmi e di espormi. Insomma… o la va o la spacca ma questo muro tra me e voi scelgo di buttarlo giù.

Fare il blogger è un lavoro?

Nonostante ci sia un forte risentimento verso la categoria (che sinceramente continuo a non comprendere) il blogger è riconosciuto come professione: i nostri contenuti editoriali vengono pagati, abbiamo sponsor e banner pubblicitari ma soprattutto PAGHIAMO LE TASSE.

Mi piace pensare ai blogger come “artisti freelance”: c’è chi scatta fotografie incantevoli, chi dipinge, chi crea e chi riesce con le parole a proporre pagine di diario che prima o poi spero di leggere in un libro.

“Fate shopping e vi scattate selfie”: per alcuni sarebbe anche bello se fosse così ma in realtà c’è molto altro. Nonostante vi venga mostrato soprattutto il lato più divertente del lavoro in realtà passo tantissime ore al pc, per lo più struccata e in pigiama (tutto ciò che più di lontano c’è dal mondo delle riviste patinate). La condivisone sui social fa parte del nostro mondo, le foto e ciò che scriviamo fanno parte del nostro lavoro ma non sono la totalità di ciò che facciamo.

Blogger  senza blog – categoria fiorente che non comprendo perché non si etichetti come “influencer”. Prerequisito per un blogger dovrebbe essere avere un blog. Una pagina facebook non è un blog. Una pagina Instagram non è un blog.

Potrei continuare quasi all’infinito, che di cose ce ne sarebbero tante da dire, ma concludo il mio pensiero dicendo che forse è meglio soffermarsi su come si svolge il proprio lavoro, prima di criticare (a volte anche troppo e sterilmente) aspramente il lavoro altrui, perché che vi piaccia o meno, il blogging è un lavoro vero.

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